
Un bel tacer non fu mai scritto: chi lo disse?
“Un bel tacer non fu mai scritto” è un arguto motto italiano la cui genesi è sconosciuta ai più.
Attribuito a Dante Alighieri, in realtà questo proverbio compare per la prima volta nel 1640 ne “Il ritorno d’Ulisse in patria”, opera del compositore Claudio Monteverdi che ne aveva commissionato il libretto al veneziano Iacopo Badoer.
Iacopo Badoer: biografia
Di Iacopo Badoer (noto anche con le varianti Badoaro, Badoero, Badovero o Bodoaro) esistono poche tracce biografiche.
Figlio di una nobile famiglia veneziana, i Badoer appunto, Iacopo lega la sua vita a quella della Serenissima del XVII secolo e dell’Accademia degli Incogniti.
L’esistenza coeva con un suo ominimo (Giacomo Badoer o Badouère, nato a Parigi ma comunque di orgine veneziana) genera non poche confusioni anche tra gli storici dell’epoca. In una città dove italiano seicentesco e storpiature dialettali convivono, le figure di Iacopo e Giacomo spesso si mescolano fra di loro, rendendo impossibile attribuire correttamente un’attività, un viaggio, una frequentazione all’uno o all’altro.
Di Iacopo si hanno così poche notizie certe, quasi frammentarie, salvo che per le date di nascita e morte (1602 – 1654), e per la sua attività in seno all’Accademia degli Incogniti.
All’interno del prestigioso circolo, aristocratici, letterati ed intellettuali dell’epoca solevano incontrarsi per dibattere di questioni pubbliche legate all’Umanesimo. Discipline umanistiche, produzione e diffusione libraria, lettura, dibattiti, o rappresentazioni teatrali erano gli argomenti maggiormente trattati.
Da questo fervido ambiente alimentato da continui scambi di opinioni e pensieri, trasse beneficio Iacopo, che nel tempo libero si dilettava a comporre poesie in italiano od in vernacolare locale.
La nomea di Badoer finì con il legarsi indissolubilmente con quella del celebre compositore Claudio Monteverdi: Iacopo redasse infatti i libretti delle opere “Il ritorno d’Ulisse in patria” (1640) e Le nozze d’Enea in Lavinia (1641).
Il ritorno d’Ulisse in patria: l’origine di “un bel tacer mai scritto fu”
“Il ritorno d’Ulisse in patria” (1640) è un’opera lirica di Claudio Monteverdi che trae spunto dall’omonimo episodio riportato nell’Odissea di Omero.
Nel prologo l’humana Fragilità viene derisa dal Tempo, dalla Fortuna e dall’Amore.
Queste tre forze si definiscono inesorabili, in grado di farsi beffe anche dell’uomo più risoluto e di poterlo rendere “fragile, misero, torbido”.
La scena si sposta nel Mar Egeo: Ulisse, rimasto assente da Itaca per venti anni, vi torna nei panni di un vecchio mendicante grazie ad un incantesimo della dea Minerva. Dal porcaro Eumeo viene a sapere che la sposa Penelope gli è rimasta fedele, ma che è insidiata dai proci, principi pretendenti al trono che, pensando che Ulisse sia morto, premono affinchè ella si risposi per evitare un vuoto di potere.

Recatosi a corte, viene riconosciuto solo dal fedele Argo e dalla nutrice Ericlea, cui l’uomo ingiunge voto di silenzio. Ericlea è dunque combattuta: da un lato vorrebbe rasserenare la sua signora, dall’altra la promessa fatta al re le impone di tacere.
Bel segreto taciuto
tosto scoprir si può;
una sol volta detto
celarlo non potrò.
Ericlea, che farai, tacerai tu?
Insomma un bel tacer mai scritto fu.
“Il ritorno di Ulisse in patria” di G. Badoaro / C. Monteverdi, 1640 – Atto Quinto / Scena VIII
La gara con l’arco e l’eccidio dei principi traditori mettono fine al dramma, consentendo il lieto fine.
Un bel tacer non fu mai scritto: significato
“Un bel tacer non fu mai scritto” è un proverbio che invita alla cautela nel parlare, spesso ricordandoci che una confidenza, una volta svelata, non può più essere nascosta.
E’ un motto che può essere paragonato ad “il silenzio è d’oro” , ma che nasconde anche un profondo significato di moderazione. “Un bel tacer non fu mai scritto” può essere infatti anche inteso come rifiuto ad alimentare ogni contestazione sterile.
Discorsi puerili o discussioni inutili possono essere chiuse con “Un bel tacer non fu mai scritto” a dimostrazione del fatto che non desideriamo perdere tempo con un interlocutore incapace di condurre un dialogo serio o paritario.
Possibili varianti:
Il silenzio è d’oro;
Prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate portano pentimento;
Pensa due volte prima di parlare;
A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprir bocca e togliere ogni dubbio. (O. Wilde)
Ti piace conoscere l’origine dei modi di dire o sei curioso di scoprire l’etimologia di un detto?
Ti consiglio questi libri:
Perché si dice…?: Origini curiose di espressioni, modi – di Emanuele Mariani
Perché diciamo così. Origine e significato dei modi di dire italiani – di Saro Trovato
*Nota: Alcuni dei link qui sopra sono link affiliati: ciò significa che, senza nessun costo aggiuntivo, il sito riceverà una commissione nel caso tu decidessi di cliccare e fare un acquisto.