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Trump e Papa Leone XIV: un dissing senza fine

Trump e Papa Leone XIV: un dissing senza fine

Quello tra Donald J. Trump, 47° Presidente degli Stati Uniti, e Papa Leone XIV non è un semplice botta-e-risposta tra due capi di nazione, quanto un vero e proprio dissing.

Ricordate la faida della East/West Coast?
Durante gli anni ’90, quella che era una semplice “rivalità” all’interno dell’hip-hop e del rap presto assunse connotati più drammatici. Nacque come semplice inimicizia tra case produttrici desiderose di conquistare la propria fetta di mercato, ma finì per coinvolgere gli artisti che, a suon di reef orecchiabili, testi aggressivi e canzoni irriverenti, iniziarono a denigrare gli avversari.

La questione era semplice e ruotava sul concetto di “rispetto”.
Si doveva insultare l’avversario e dimostrare che non meritava alcuna considerazione, attaccandolo sul piano professionale e personale.

Ecco, le ultime settimane del rapporto Presidente Trump – Papa Prevost sono state imperniate sul medesimo concetto di dissing, con dichiarazioni che hanno sfiorato il parossismo.

Indice dei contenuti:
Papa Leone XIV: basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro
Donald J. Trump: Papa Leone è un debole. E comunque l’hanno eletto solo per merito mio (Vance: e che il Papa se ne stia in sagrestia!)
Papa Leone XIV: Trump è un prepotente. E Dio non sta certo al suo fianco.
Papa Leone XIV: gli autoreferenziati della self-exaltation creano tirannie, élite economiche e tecnocrazie.
Donald J. Trump: Trump come Gesù (1)
Donald J. Trump: Trump come Gesù (2)
Donald J. Trump: la lettera di Graham e lo scivolone di Pulp Fiction

Papa Leone XIV: basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro

Il 13 Aprile 2026 Donald J. Trump si è infatti imperniato su un’argomentosa filippica successivamente alle dichiarazioni di Papa Leone XIV che, due giorni prima, in una veglia di preghiera, aveva così commentato la situazione del conflitto mediorientale: “Abbiamo qui un argine a quel delirio di onnipotenza che attorno a noi si fa sempre più aggressivo. (…) alla morte è asservito chi ha voltato le spalle al Dio vivente, per fare di sé stesso e del proprio potere l’idolo muto, cieco e sordo (…) basta con l’idolatria di sé stessi e del denaro! Basta con l’esibizione della forza! Basta con la guerra!”.

Trump – Papa Leone XIV: il dissing

La risposta del Tycoon non si è fatta attendere.
Dopo quarantott’ore, il magnate ha infatti definito il pontefice “WEAK on Crime, and terrible for Foreign Policy” (debole per quanto concerne la criminalità e terribile in Politica Estera). Dopodichè ne ha cassato le posizioni anti-MAGA ed il continuo criticismo verso le azioni degli Stati Uniti.
Ma il meglio se l’è riservato per la fine, rivendicato per se stesso un ruolo chiave nell’elezione del Pontefice, definita “strategica” per via di un gioco di connazionalità.

He wasn’t on any list to be Pope, and was only put there by the Church because he was an American, and they thought that would be the best way to deal with President Donald J. Trump. If I wasn’t in the White House, Leo wouldn’t be in the Vatican. (Non era sulla lista per gli eleggibili a Papa, è stato messo lì dalle gerarchie ecclesiastiche perchè era americano, e loro hanno pensato che fosse il metodo migliore per avere a che fare con il Presidente Donald J. Trump. Se io non fossi stato alla Casa Bianca, Leone non sarebbe arrivato in Vaticano.) Donald J. Trump – via Truth – Apr 13, 2026, 3:03 AM

L’accurato post si è infine concluso con il ribadimento di quanto debole ed inadeguato Papa Leone sia (Leo’s Weak on Crime, Weak on Nuclear Weapons), di quanto le sue frequentazioni siano composte da “loser” e di quanto Trump non voglia averlo sul soglio pontificio (I don’t want a Pope who thinks it’s OK for Iran to have a Nuclear Weapon. I don’t want a Pope who thinks it’s terrible that America attacked Venezuela (…). And I don’t want a Pope who criticizes the President of the United States).

La risposta di Leone XIV alle accuse del Presidente Trump – Missione in Africa

Se dalla Casa Bianca hanno ritenuto necessario lanciarsi in accorati appelli, sostenuti anche dal vice-presidente J. D. Vance e tesi a rimarcare il fatto che il Papa dovrebbe restarsene in sacrestia (“sarebbe meglio che il Vaticano si attenesse alle questioni morali (…) Il Papa stia attento quando parla di teologia”), dal soglio pontificio non si sono certo trincerati dietro imbarazzati silenzi.

Dal cuore dell’Africa, durante una missione episcopale, Leone XIV ha sentenziato:

Il cuore del Padre nostro non è con i malvagi, gli arroganti o gli orgogliosi. Il cuore di Dio è con i piccoli, con gli umili. Papa Leone XIV – 14 Aprile – Visita ad Annaba

La risposta di Leone XIV alle accuse del Presidente Trump – La lettera alla Pontificia Accademia

Dopodichè, in occasione della Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, il papa ha ribadito la propria visione senza troppi fronzoli:

Democracy remains healthy, however, only when rooted in the moral law and a true vision of the human person. Lacking this foundation, it risks becoming either a majoritarian tyranny or a mask for the dominance of economic and technological elites.” (La democrazia rimane sana solo quando è radicata nella legge morale e in una vera visione della persona umana. In mancanza di questo fondamento, essa rischia di diventare una tirannia maggioritaria o una maschera per il dominio delle élite economiche e tecnologiche). Messaggio del Santo Padre in occasione della Sessione Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, 14.04.2026 

Espressioni come “exercise of power”, “legitimate use of authority”, “self-exaltation”, “abuse of power” hanno costellato la chilometrica missiva in cui il tema portante era “L’uso del potere: Legittimità, Democrazia e Riscrittura dell’Ordine Internazionale”, culminando nella sua chiosa:

A just and stable international order cannot emerge from the mere balance of power or from a purely technocratic logic. The concentration of technological, economic and military power in a few hands threatens both democratic participation among peoples and international concord. (Un ordine internazionale giusto e stabile non può nascere dal mero equilibrio di potere o da una logica puramente tecnocratica. La concentrazione del potere tecnologico, economico e militare nelle mani di pochi minaccia sia la partecipazione democratica dei popoli sia la concordia internazionale.)

e denuciando che è sempre possibile che “earthly powers threaten the tranquillitas ordinis (potenze terrene minacciano la tranquillitas ordinis, ovvero la Pace Agostiniana).

Trump vs Prevost: un dissing a botte di AI

E Trump?
Ovviamente ha dissato, ma in maniera davvero rocambolesca.

Il primo tentativo l’ha fatto su Truth con un’immagine -generata dall’AI- che lo ritraeva nelle vesti di Unto del Signore- intento ad amministrare le doti taumaturgiche tra un tripudio di bandiere, crocerossine, soldati ed aquile patriottiche.

La foto in questione ha sollevato una tale shitstorm, anche tra i suoi sostenitori, che è stata prontamente rimossa. Ahimè, non abbastanza in fretta da non essere data in pasto ai mass-media, che non hanno perso l’occasione di banchettare sul suo cadavere ancora tiepido. “Fallout from Trump post depicting himself as Jesus” è diventato un trand virale in pochissimo tempo.

Il dissing tra il Presidente americano ed il Vaticano è degenerato con contenuti generati dall’AI e “Fallout from Trump post depicting himself as Jesus” è diventato uno dei trend più ricercati dopo lo scivolone del Tycoon. Fonte: Google Images.

Chiamatelo Don Trump

Trump vs il papa: il dissing, l’AI e Gesù. Fonte: Google Images

Il Tycoon non ha però perso le speranze ed ha postato una nuova immagine ritraente se stesso nelle vesti di amico fraterno / pari grado di Gesù, raccogliendo questa volta ampio consenso.

Insomma, il messaggio appare chiaro: sostituirsi a Gesù non va bene.
Andarci a braccetto -condividendo con lui i momenti più bui ed offrendogli conforto- invece sì.

Però, una cosa il Tycoon pare averla imparata.
A questo giro non ha generato lui l’immagine e non se n’è preso la responsabilità.
L’ha solo ripostata, avendola ricevuta dall’account Irish for Trump, all’interno del concorrente ed odiatissimo X (ex-Twitter).

Insomma, dopo la débâcle di “Trump post depicting himself as Jesus” pare che alla Casa Bianca il nuovo trend sia quello del limitarsi a diffondere i contenuti più strategici, senza però andarli a creare.
“Vox Populi, Vox Dei”
dicevano gli antichi e Trump il messaggio l’ha capito (e fatto suo) in maniera chiarissima: i contenuti acchiappalike generati con l’AI sono diventati l’avvallo divino ad un dissing fin troppo terreno.
Un modo molto carino (e parecchio smart) per giocare allo scaricabarile, ma senza darlo a vedere. Esattamente come quelle assurde catene di Sant’Antonio che girano da 10 anni e che, pur non essendo veritiere, nessuno si sogna di interrompere perchè in fondo sta solo ripostando il contenuto e non sta a lui controllarne la qualità.

La lettera di Graham e lo scivolone di Pulp Fiction

Stesso discorso per l’intervento del predicatore W. Franklin Graham, figura carismatica all’interno degli USA e un po’ fuffa-guru nel resto del mondo.

Predicatore, scrittore, leader religioso, presidente di un’associazione intitolata al padre, nonchè consigliere spirituale dello stesso Trump, Graham si è sperticato in una strana dichiarazione di affetto alla volta del suo datore di lavoro, intestandogli una laconica missiva, dall’odor di autocertificazione, che lascia un po’ basiti.

L’espressione “I am praying for you today—for God to guide and direct your decisions. I know that millions of people, not only in our country, but all around the world are praying as well” (Oggi prego per Lei – affinché Dio guidi e indirizzi le Sue decisioni. So che milioni di persone, non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo, stanno pregando allo stesso modo) può essere infatti letta in diverso modo.

Da un lato Graham potrebbe avvallare la discendenza divina del Presidente, ritenendolo guidato da Dio; ma dall’altro la missiva potrebbe esprimere solo una forte sperenza, nutrita dal predicatore, affinchè le azioni di Trump siano rette da principi cattolici, affermando che senza le giuste preghiere il Presidente potrebbe incorrere in errore.

Trump e Papa Leone XIV: un dissing senza fine, ora con le citazioni di Pulp Fiction spacciate per versetti biblici a sostegno del Tycoon.

Datata 7 Aprile, ben prima quindi della querelle col Santo Padre, la dichiarazione è comparsa sull’account presidenziale solo posteriormente, in data 19 Aprile, ed è stata probabilmente esibita nel tentativo di distogliere l’attenzione dalla più recente figuraccia dell’amministrazione trumpiana: una citazione di Pulp Fiction esibita come versetto biblico.

Il sentiero dell’uomo giusto è minacciato da ogni lato dalle malvagità degli egoisti e dalla tirannia degli uomini malvagi. Pete Hegseth / Pulp Fiction.

E così, tra scivoloni, accuse di incompetenza e fomentazioni di vario genere, il dissing procede con interventi della peggior specie. Dal canto suo, il Santo Padre sembra aver abbandonato il terreno di scontro. Dal Camerun, Leone XIV dichiara lapidario alla volta del presidente americano: “Non ho paura di lui, nè voglio farci un dibattito”.

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